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“la roba di camp
è di chi la cata
e di sant”

Mio padre mi raccontava spesso che quando era piccolo aveva sempre fame c’era poco da mangiare e a tavola erano sempre numerosi quindi si arrangiava cercando qualcosa da mangiare andando per la campagna. Mi ricordo un giorno eravamo nei dintorni di Mantova vide un margheritone giallo: “lo sai questo io lo mangiavo (mentre tirando lo stelo mi faceva vedere la radice che pulita e pelata mi faceva assaggiare) noi lo chiamiamo pir da tera (pera di terra)” era il topinambur. Mi raccontava che raccogliere, pescare, catturare, cercare nidi e prendere quello che c’era in campagna era la normalità legata al bisogno di soddisfare la fame e non solo. Un detto popolare che mi ripeteva era “la roba di camp è di chi la cata è di sant (quello che c’è nei campi è di chi la trova e dei santi)” praticamente la fame giustificava ogni tipo di approvvigionamento pur di mangiare e scaldarsi.

Sono” inconsciamente” attratto dalla natura e la mia fantasia, creatività, curiosità mi porta ad immaginare e sognare come e cosa posso raccogliere, usare e creare con quello che la natura offre. Attualmente il mio interesse è quasi esclusivamente per i vegetali in genere in quanto mi interesso dell’uso alimentare e non solo, coerente con una visione di rispetto e sostenibilità. Io so che oltre lo scopo di portare sulla tavola sapori dimenticati chi fa foraging oggi non ha più necessità di “soddisfare la fame” e succede che il piacere di cercare e riconoscere soddisfa parti di noi più “denutrite” d’amore e connessione con noi stessi perché il verde e la natura ci permettono di lasciare andare tensioni e stress.

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